Solari SolutionsEN

Articoli · Formazionebozza

Le competenze vengono prima dei server

Pubblicato il · di Dario Solari · 4 min di lettura

Nel 2025 l'uso dell'intelligenza artificiale nelle imprese italiane è raddoppiato. Ma tra chi l'ha valutata senza adottarla il primo ostacolo non è il costo: è la mancanza di competenze.

Nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno dieci addetti usava almeno una tecnologia di intelligenza artificiale. Era l'8,2% nel 2024 e il 6% nel 2023. Il dato è raddoppiato in un anno, ma resta sotto la media europea (19,95%) ed è distribuito in modo diseguale: 53,1% tra le grandi imprese, 27% tra le medie, 14,2% tra le piccole.

Che cosa frena

ISTAT ha chiesto alle imprese che hanno valutato l'intelligenza artificiale senza adottarla quali ostacoli hanno incontrato. Al primo posto, con il 58,6%, c'è la mancanza di competenze adeguate. Seguono l'incertezza normativa (47,3%), la disponibilità e la qualità dei dati (45,2%), le preoccupazioni per la privacy (43,2%) e i costi (43,0%).

L'ordine merita attenzione. Il costo, che è l'obiezione più immediata, è l'ultimo dei cinque ostacoli. Il primo non riguarda la tecnologia ma le persone che dovrebbero usarla.

L'Osservatorio del Politecnico di Milano aggiunge un dato sulle piccole e medie imprese: il 76% non investe in intelligenza artificiale e non prevede di farlo, e solo il 7% ha una formazione strutturata sul tema. Tra le imprese che la usano, la tecnologia più diffusa è quella generativa (59,1%), cioè gli assistenti che scrivono, riassumono e rispondono: lo strumento che più di ogni altro dipende da chi lo adopera.

Perché la formazione viene prima

Un modello linguistico non è un gestionale. Non ha un elenco di funzioni da imparare una volta per tutte, e la qualità di ciò che produce dipende da come viene interrogato e da chi ne legge le risposte. Tre conseguenze.

I risultati vanno valutati. Un assistente risponde sempre, anche quando non sa. Le risposte sbagliate sono scritte con la stessa sicurezza di quelle giuste. Riconoscerle richiede competenza nel merito e un'abitudine alla verifica che non si improvvisa.

L'uso quotidiano tocca dati riservati. Chi incolla un contratto in un servizio gratuito per farselo riassumere ha appena trasferito quel contratto a un fornitore esterno, con condizioni che non ha letto. Nella maggior parte dei casi non è una decisione: è un gesto. Sapere che cosa si può condividere, e con quale strumento, è la prima misura di sicurezza, e viene prima di qualsiasi investimento in infrastruttura.

Il valore sta nel lavoro di ciascuno. Gli usi utili dell'intelligenza artificiale in un'azienda non li trova il fornitore: li trova chi conosce il lavoro. Un'amministrativa che riconcilia fatture, un tecnico che scrive manuali, un commerciale che prepara offerte sanno dove perdono tempo. Se sanno anche che cosa lo strumento può fare, trovano l'uso giusto da soli.

Un obbligo, non solo un consiglio

L'articolo 4 del regolamento europeo sull'intelligenza artificiale (AI Act) è in vigore dal 2 febbraio 2025 e riguarda anche chi usa sistemi di intelligenza artificiale, non solo chi li produce. Dopo la revisione del luglio 2026 (il cosiddetto Digital Omnibus, regolamento 2026/1744) l'articolo chiede alle aziende di adottare misure per promuovere l'alfabetizzazione del personale, valutate in base al contesto. Non impone un livello garantito per ogni persona, ma l'obbligo resta, e la formazione è il modo più semplice per documentarlo.

Per i professionisti si aggiunge la legge italiana 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025: l'articolo 13 chiede a commercialisti, avvocati e agli altri iscritti a un ordine di informare i clienti sui sistemi di intelligenza artificiale usati, con linguaggio chiaro ed esaustivo. È difficile informare su ciò che non si conosce.

Che cosa copre una giornata in azienda

La formazione che proponiamo si fa in sede, con le persone che useranno gli strumenti, sul loro lavoro reale.

  • Che cosa fa e che cosa non fa un modello linguistico, con esempi tratti dai documenti dell'azienda.
  • Uso sicuro nel lavoro quotidiano: che cosa si può condividere, con quale strumento, e che cosa deve restare in azienda.
  • Come leggere una risposta: verifica delle fonti, riconoscimento degli errori, limiti dello strumento.
  • Che cosa dice la legge, in mezza pagina: AI Act, legge 132/2025, GDPR.
  • Un elenco di usi concreti per ciascun reparto, costruito con chi ci lavora.

Il server, se serve, viene dopo. E spesso, dopo una giornata così, l'azienda sa già se le serve.

Fonti

  • ISTAT, Imprese e ICT, anno 2025, comunicato stampa.
  • Eurostat, Use of artificial intelligence in enterprises, dicembre 2025.
  • Osservatorio Artificial Intelligence e Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI, Politecnico di Milano, risultati 2026.
  • Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), art. 4, come modificato dal regolamento (UE) 2026/1744.
  • Legge 23 settembre 2025, n. 132, art. 13.