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Notai e intelligenza artificiale, tra funzione pubblica e gestionale
Pubblicato il · di Dario Solari · 5 min di lettura
Il notaio è un pubblico ufficiale e alcune attività non può affidarle a nessuno, tanto meno a un modello. Altre, come estrarre dati da visure e documenti o preparare la bozza di un atto, i gestionali le offrono già con l'intelligenza artificiale, in cloud. Che cosa dicono le regole e quando un sistema in studio ha senso.
In Italia i notai in esercizio sono circa 5.000: 5.033 nell'ultimo dato del Consiglio nazionale del notariato, su 5.971 sedi previste dalla tabella del ministero. Nel 2024 hanno ricevuto 3,7 milioni di atti soggetti a registrazione, circa 740 per notaio; nel 2025 il 99,4% degli atti pubblici è stato registrato per via telematica. È una professione già interamente digitale, con una rete propria: la Rete Unitaria del Notariato, gestita da Notartel, la società del Consiglio nazionale e della Cassa.
Che cosa il notaio non può affidare a nessuno
La legge notarile definisce i notai "ufficiali pubblici" che ricevono gli atti, attribuiscono loro pubblica fede e ne conservano il deposito. L'articolo 47 stabilisce che il notaio "indaga la volontà delle parti e sotto la propria direzione e responsabilità cura la compilazione integrale dell'atto".
I principi di deontologia, in vigore dal gennaio 2025, sono ancora più precisi. All'articolo 41 riservano al notaio, e a lui solo, l'identificazione delle parti, l'indagine della loro volontà, la direzione della compilazione dell'atto "anche redatto in forma digitale", la lettura e la spiegazione, la custodia del dispositivo di firma. L'articolo 42 vieta di esternalizzare gli adempimenti successivi all'atto, "anche al fine di garantire il rispetto dei principi di personalità e riservatezza". L'articolo 43 impone il segreto professionale su chi si rivolge al notaio, sul contenuto della prestazione e su tutto ciò che il notaio apprende, e lo estende a dipendenti, collaboratori e praticanti.
Il codice non nomina l'intelligenza artificiale. Ma traccia già il confine: un modello può aiutare nel lavoro preparatorio, non può indagare la volontà delle parti né decidere il testo dell'atto.
A questo si aggiungono la legge 132 del 2025, che dal 10 ottobre 2025 limita l'intelligenza artificiale alle attività strumentali e di supporto e obbliga a informare il cliente dei sistemi usati, e la disciplina antiriciclaggio. I notai sono soggetti obbligati, conservano per dieci anni dati e documenti sulle parti e sui titolari effettivi, e inviano oltre il 96% delle segnalazioni di operazioni sospette che arrivano dalle professioni.
Che cosa ha detto il notariato
Il presidente del Consiglio nazionale, Vito Pace, ha scritto nel settembre 2025 che l'intelligenza artificiale "rappresenta certamente una grande risorsa" ma "non potrà sostituire la funzione pubblica del notaio", e al congresso di ottobre ha accolto con favore la legge 132 perché "sancisce quale limite invalicabile, la supremazia dell'uomo sulla macchina".
La commissione del Consiglio nazionale per l'informatica e l'intelligenza artificiale ha approvato un "Quadro prospettico sull'uso dell'intelligenza artificiale nell'attività notarile", che dovrà essere integrato da principi deontologici specifici, affidati a un'altra commissione. Il testo non è pubblico. Nel dicembre 2025 il vicepresidente di Notartel ha scritto che non si può consentire l'uso dei dati riservati dei clienti da parte delle società che sviluppano sistemi di intelligenza artificiale, e ha raccomandato programmi con algoritmi aperti e validati, la supervisione del notaio, la formazione del personale e un'informazione chiara ai clienti. È un intervento su una rivista di categoria, non una regola.
Uno strumento di intelligenza artificiale del notariato, o un accordo del Consiglio nazionale con un fornitore, per ora non risulta.
Che cosa offrono i gestionali
Nel frattempo i gestionali sono arrivati. Wolters Kluwer ha lanciato nell'aprile 2026 NotaioNext Expert AI: bozze di atti e clausole, estrazione dei dati da visure catastali, documenti d'identità, titoli e statuti, confronto tra i dati dell'atto, il fascicolo, il registro delle imprese e il catasto, ricerca nell'archivio dello studio. Dichiara di operare "in un ambiente protetto, sicuro e pienamente conforme al GDPR"; dove giri e con quale modello non è indicato. Zucchetti offre la piattaforma Novia, che compone l'atto partendo da uno precedente e dai dati del fascicolo, controlla i rischi di nullità e la validità delle norme citate, estrae i dati per gli adempimenti successivi. È una piattaforma web che usa modelli esterni, con l'impegno a non usare i dati del notaio per addestrarli. Il modulo di intelligenza artificiale di Arianna, sempre Zucchetti, richiede che lo studio apra un proprio account presso OpenAI. Nessuno dei tre pubblica i prezzi.
C'è un dettaglio che vale la pena notare: gli stessi gestionali Zucchetti si possono ancora installare "su server di Studio, per avere sempre i dati in casa". Il gestionale può stare nello studio; la sua intelligenza artificiale, oggi, no.
Quando un sistema in studio ha senso
Il lavoro che i gestionali promettono di automatizzare, cioè leggere visure e documenti, estrarre dati, confrontare, cercare nell'archivio, preparare una bozza da un atto precedente, è proprio il lavoro che un modello aperto di media grandezza sa fare su una macchina dello studio. I documenti di partenza sono dello studio, i modelli di atto pure, e il risultato è sempre una bozza che il notaio dirige e rilegge.
Un sistema in sede ha senso soprattutto in tre casi:
- Quando si vuole che i documenti delle parti non escano. Carte d'identità, visure, statuti, patrimoni, testamenti: per un pubblico ufficiale che deve custodire "in luogo sicuro" gli atti e non può esternalizzare gli adempimenti, è la scelta più coerente con le regole che già lo vincolano.
- Quando l'archivio dello studio è la risorsa principale. Anni di atti propri sono la base migliore per trovare precedenti e clausole; indicizzarli in sede non richiede di mandarli a nessuno.
- Quando c'è chi se ne occupa. Una macchina con un modello va aggiornata, protetta, controllata. In uno studio notarile serve un fornitore che lo faccia, con un contratto che ne regoli la riservatezza.
Costa più di un abbonamento in cloud, e i modelli aperti restano indietro rispetto ai migliori per il ragionamento su questioni giuridiche nuove. Per uno studio notarile, però, la spesa di una macchina adeguata è contenuta rispetto al valore degli atti che tratta, e la domanda da porsi non è quanto costa, ma dove devono stare i documenti delle parti.
In attesa dei principi deontologici del notariato sull'intelligenza artificiale, le regole che valgono già bastano a orientarsi: il notaio dirige, verifica e risponde; il cliente va informato; e i dati delle parti, per quanto possibile, restano dove li custodisce il notaio.
Fonti principali: legge 16 febbraio 1913, n. 89, artt. 1, 47, 61; Consiglio nazionale del notariato, Principi di deontologia professionale dei notai, artt. 41–43; Dati Statistici Notarili 2024; Agenzia delle Entrate, Bilancio 2025; d.lgs. 231/2007, artt. 31 e 34-bis; legge 23 settembre 2025, n. 132, art. 13; Infonews Notartel, settembre 2025, dicembre 2025, giugno 2026; comunicati di Wolters Kluwer (13 aprile 2026) e pagine di prodotto di Zucchetti Software Giuridico.